Francesco Paolo Polino

BIOGRAFIA: Francesco Paolo Polino

Irsina 1740 – (?)

I primi contributi riguardanti la conoscenza delle opere di Francesco Paolo Polino si devono alla Gelao (schede ministeriali, 1980), alla Grelle Iusco,[1] al Noviello,[2] al Pinto[3] e alla Villani[4] che menzionano gli unici quadri sinora noti del pittore, ubicati a Irsina: il San Pasquale Baylon nella chiesa del Purgatorio, l’unico firmato «F(ranciscus) Polinus pin(xit)», (iscrizione letta per la prima volta dalla Gelao), il Sant’Antonio col Bambino nella chiesa di Sant’Andrea e l’Immacolata nella cappella vescovile dell’episcopio, che la Grelle[5] e il Noviello[6] identificavano erroneamente come un’Addolorata.

Le ricerche condotte dalla scrivente hanno permesso di recuperare le prime notizie biografiche, che smentiscono la collocazione alla fine del Seicento proposta sinora per la sua attività. Risulta infatti che il pittore nacque a Montepeloso, oggi Irsina, nel 1740 da Michele Polino, nobile, e Camilla Tortamano[7] e che all’età di tredici anni viveva nella sua città natale nella casa di proprietà del padre, nella contrada di Santa Sofia, con i genitori e i fratelli, Raffaele di dieci anni, Angela Maria, che ne aveva compiuti sette ed Eufemia Maria di due anni.

Il padre del pittore era affittuario di una cantina di proprietà di Niccolò Antonio Orlandi,[8]  probabilmente membro della nobile famiglia Orlandi, di tradizione militare, che si trasferì dalla Calabria a Irsina sul finire del XVI secolo e il cui stemma[9] araldico è raffigurato nella parte inferiore del dipinto con San Pasquale Baylon, dove è stato individuato per la prima volta dalla scrivente.

Il 18 ottobre 1761 Polino si sposò con Nestora Abate nella chiesa di San Nicola De Morgitiis e nel medesimo atto matrimoniale sono stati dichiarati residenti a Montepeloso.[10] Non sono riemerse finora informazioni relative alla data di morte del pittore che rimane sconosciuta, ma che forse avvenne a Irsina.

Nella prima fase, a cui possiamo ascrivere il San Pasquale Baylon,databile agli anni sessanta del Settecento, il Polino risulta ancora legato a una componente naturalistica di tipo seicentesco, come si può notare nella rappresentazione del paesaggio agreste alle spalle del santo e nelle vesti di quest’ultimo.

Nell’Immacolata e nel Sant’Antonio col Bambino, che hanno caratteri decisamente tardo barocchi, si notano invece una sinuosità delle forme allungate ed eleganti, e un’influenza delle composizioni solimenesche e demuriane, tanto da poter pensare che il pittore avesse una certa conoscenza della pittura napoletana.


[1] A. Grelle Iusco, in Arte in Basilicata 1981, p. 130.

[2] F. Noviello 1985, pp. 327-328, 442-444, 470.

[3] R. Pinto, Storia della pittura napoletana 1997, p. 242.

[4] R. Villani 2006, p. 268.

[5] A. Grelle Iusco 1981, p. 130.

[6] F. Noviello 1985, pp. 443-444.

[7] ASNa, Catasto onciario di Montepeloso, 1753, c. 267v.

[8] ASNa, Rivele dei Cittadini di Montepeloso, 1753, c. 106v.

[9] R. Riccardi, 2006.

[10] Irsina, Archivio Diocesano, Registri matrimoniali, 1607-1776, c. 69v.

Splendori del barocco defilato: Arte in Basilicata e i suoi confini da Luca Giordano al Settecento a cura di E. Acanfora;
catalogo della mostra: Matera, Palazzo Lanfranchi, 9 luglio-1°novembre 2009; Potenza, Palazzo Loffredo, 11 luglio-18 ottobre 2009.

Nunzia Nicoletti

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